LOCATION: 7; CIBO: 5; SERVIZIO: 5
TIPOLOGIA DI LOCALE: bar/ristorante/centro culturale
PREZZI: alti
INDIRIZZO: Via Giuseppe Mirri, 35, 00159 Roma
CONSIGLIATO: no


La scorsa settimana abbiamo provato l’osteria di Monk, incuriosite dal nuovo “progetto cucina” che ha preso piede all’interno del locale. Con lo sconto del 15% che avevamo a disposizione, avendo preso i biglietti per la serata, ci sembrava una buona occasione. Purtroppo però è stato deludente sotto vari punti di vista, nonostante sia il menù che la location promettessero bene.
La cucina e il servizio
Partiamo proprio con i piatti proposti dal locale, l’aspetto che più ci ha lasciato a desiderare. Iniziamo con un semplice antipasto: quello di patate, rivisitato con l’aggiunta di cipolle, ma non così convincente e particolare da giustificarne il costo di 7 euro al piatto (per un totale di 14 euro). Avremmo preferito le patate fritte che però non erano disponibili per la sala del “progetto cucina”, quella dove ci trovavamo noi, ma solo per la parte di ristorazione più “easy”, tipo hamburgeria. Almeno così ci era stato detto, anche se poco tempo dopo le abbiamo viste portare ad un altro tavolo.
I ravioli di assoluto di zucca fritti, che volevamo prendere come antipasto prima di ripiegare sulle patate, erano terminati, così come uno dei primi che avevamo richiesto, i pici al ragù bianco di suino bianco della val comino (14 euro), era disponibile solo per un numero limitato di persone. Una di noi ha quindi dovuto prendere la versione con gli spaghetti semplici. Il secondo primo che avevamo chiesto, gli agnolotti di magro con pomodoro fresco (13 euro) erano dei semplicissimi ravioli ricotta e spinaci. Entrambi i primi, presentati come piatti “gourmet” tanto da costare quasi quanto un piatto di pesce, erano in realtà molto semplici e basilari. La presentazione sofisticata sul menu sembrerebbe dunque solo un pretesto per attirare clientela e pompare i prezzi. I piatti non erano così ricercati come volevano far credere né il menu così vario e fornito. Anche una bottiglia di vino bianco al costo di 24 euro, scoperto solo alla fine, ci è sembrata eccessiva (precisiamo che il vino richiesto, lo Chardonnay, non era disponibile). Per finire anche i dolci erano contati, alla fine solo una di noi ha potuto prendere il tiramisù.
Servizio: abbiamo riscontrato innanzitutto poca flessibilità. Non abbiamo visto alcun tentativo di accontentare le nostre richieste oltre al fatto che ci siamo trovate costrette ad adattarci a quello che era rimasto o volevano offrirci loro. Metterci nella condizione di non avere alternative, è una cosa abbastanza spiacevole e poco seria. Nonostante tutto, ci hanno fatto pagare gli spaghetti come il piatto del menu originale. Abbiamo notato anche trascuratezza nel servizio: si sono dimenticati di portarci il pane e ci hanno fatto attendere a lungo per l’arrivo i primi piatti nonostante il locale non fosse pienissimo.
Conclusioni:
L’unica cosa che ci è piaciuta è stata la location, tutto sommato carina e accogliente. Per il resto.. “esperimento” di cucina non riuscito. Rapporto qualità-prezzo per nulla bilanciato e servizio da migliorare! Vi consigliamo invece la serata in pista: musica piacevole e ambiente non sovraffollato.
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